Padova la dotta

CITTà, CAPOLAVORI, UNESCO, NATURA

PADOVA

Distance from Villa Solatia

54.9

kilometres

Recommended excursion duration

1 Giornata

Secondo un’antica leggenda e come scrisse anche Virgilio nell’Eneide, Padova fu fondata nel 1185 A.C. dal principe Antenore che, in fuga dalla distruzione di Troia, risalì il Mare Adriatico e fondò la città sulle rive del fiume Brenta.
La realtà invece vuole che tracce di insediamenti preistorici a Padova siano già presenti nel XI secolo A.C. - X secolo A.C. e che la città divenne ben presto, per la sua posizione geografica, un centro commerciale produttivo e molto conosciuto per la lavorazione della lana e l’allevamento dei cavalli.
Negli anni dell’impero Romano, nel 215 A.C, Padova divenne una città molto florida e diede i natali a Tito LIvio, uno dei più importanti storici dell’epoca romana.
Dopo la fine dell’Impero, la città fu distrutta prima da Attila e poi dai Longobardi.
Nel Medioevo fece parte dell’Impero dei Franchi e poi del Sacro Romano Impero.

Dopo il 1177, divenne una città indipendente ma amministrata dai Podestà, a volte veri e propri tiranni come Ezzelino III da Romano, e limite alla crescita della città. Fu però in quegli anni, nel 1222, che venne fondata l’Università Patavina, la seconda più antica d’Italia e una delle più importanti d’Europa.

Solo nel XIV sec. sotto la signoria dei Carraresi, Padova riacquistò l'antico splendore che durò fino al 1405 quando divenne parte della Serenissima. Dopo la dominazione veneziana, subì l’alternanza di dominazione, francese e poi austriaca fino al 1866 quando entrò a far parte del Regno d’Italia.

LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

La Cappella degli Scrovegni, famosa in tutto il mondo per gli affreschi di Giotto, dal 2021 è diventata Patrimonio Unesco. Venne innalzata tra il 1303 e il 1305 per volere di Enrico Scrovegni in onore del padre Reginaldo, famoso usuraio patavino e per questo messo nell’Inferno da Dante Alighieri.
La cappella doveva fungere da mausoleo della famiglia e perciò è costituita da un’unica navata che finisce con un presbiterio dove si trova il sarcofago di Enrico Scrovegni.
L’interno è stato ornato da due dei più famosi artisti del ‘300, Giovanni Pisano e Giotto.
Il primo realizzò 3 statue d'altare in marmo raffiguranti la Madonna con Bambino tra due diaconi, il secondo si occupò di affrescare tutte le pareti della Cappella con delle raffigurazioni tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento che raggiunsero l’apice con la morte e la resurrezione di Gesù Cristo e con il Giudizio Universale che copre un'intera facciata della cappella, dove risalta la rappresentazione del Cristo, giudice e re, tra gli apostoli mentre sotto di lui le forze del Male catturano e sprofondano i peccatori.
Questo ciclo di affreschi di Giotto viene considerato una delle massime espressioni della storia della pittura, paragonabili solo a quelli della Cappella Sistina di Michelangelo a Roma ed è per questo motivo che Giotto venne considerato come il primo pittore moderno che superava le forme astratte dell’arte bizantina e proponeva forme umane più verosimili e realistiche.

L'ORTO BOTANICO

L’Orto Botanico di Padova è il più antico orto botanico universitario al mondo che ha mantenuto inalterata la propria sede originaria. Patrimonio Unesco dal 1997, nel 2014 ha raddoppiato la sua superficie grazie al Giardino della biodiversità.
Fu fondato nel 1545 per la coltivazione delle piante medicinali.
A quei tempi l’università di Padova era già famosa per lo studio delle piante utilizzate nelle terapie farmacologiche e mediche.
L’obiettivo era quello di porre un freno ed un rimedio alle continue frodi ed agli errori grossolani che si commettevano nel riconoscimento e nella selezione delle piante medicinali con conseguenti danni per la salute pubblica. Per questo furono introdotte e coltivate, come inizio, 1800 specie di piante.
Le specie venivano assortite di continuo con piante provenienti da tutto il mondo e l’Orto fu spesso oggetto di furti notturni e per questo fu costruito un muro circolare.
Oggi l’Orto Botanico si estende su una superficie di 22.000 metri quadrati, accoglie 6000 piante coltivate di 3500 varietà diverse che possono essere considerate come una piccola rappresentazione del regno vegetale e che ha come unico scopo quello di poterle osservare e studiare.
Dal 2014 è stata aggiunta un’ala denominata "Giardino della Biodiversità", dove sono state installate delle serre in cui sono riprodotti i principali ecosistemi del pianeta e dove ogni visitatore può sperimentare le diverse condizioni climatiche e di vegetazione presenti sulla Terra.
Nell’Orto Botanico si trovano anche la Biblioteca e il Museo Botanico, entrambi nati nel 1835.

IL PRATO DELLA VALLE

Prato delle Valle è la più grande piazza di Padova e una delle più grandi d’Europa. Nell’epoca romana era la sede del teatro Zairo e nell’alto medioevo veniva chiamata Campo di Marte o Campo Marzio perché luogo di riunioni militari. Solo nel XII secolo assunse il nome di Prato della Valle dove con Pratum veniva indicato un luogo che poteva coprirsi di erba mentre il termine Valle era in riferimento alla conformazione a catino del terreno, dove l'acqua poteva ristagnare.
Simbolo della città, la piazza, così come la vediamo oggi, fu progettata da Andrea Memmo, patrizio veneziano illuminista e Provveditore della Serenissima a Padova nel 1775.
È caratterizzata da un’isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia, circondata da una canaletta sulle cui sponde si trova un doppio anello di statue. Ognuna di queste statue, scolpite tra il 1775 e il 1883 da artisti diversi tra cui il Canova, voleva essere un omaggio agli uomini illustri legati alla città. Con queste statue vengono ricordati: Galileo Galilei, Ludovico Ariosto, Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Antonio Canova, Andrea Mantegna, Antenore, fondatore della città, e lo stesso Memmo, la cui statua fu eretta dopo la sua morte nel 1794. Oggi Prato della Valle, su cui si affacciano alcuni importanti monumenti della città come la Basilica benedettina di Santa Giustina e la Loggia Amulea, è perfettamente integrato nella vita sociale della città. È infatti sede di mercati enogastronomici e di antiquariato, spettacoli musicali e teatrali e sede di gare di pattinaggio effettuate nell’anello asfaltato intorno alla piazza.